19/02/14

Mainstream



È disorientante. Sentire di appartenere ad un posto. Sentirsi parte di un progetto. Sentirsi elemento di una struttura. È disorientante ritrovarsi tutto a un tratto come un estraneo in casa propria. È disorientante il cambiamento, se non lo si è prima ponderato, pensato, capito. Le evoluzioni hanno bisogno di lasciarsi fare da certi processi. Nascono dentro qualcuno, hanno un principio latente dal quale poi se ne sviluppano gli esiti. E solo lì, lungo la fine, si manifestano. Non c’è niente di sano in questo, non c’è niente di vero. Se i rapporti cambiano senza una apparente spiegazione, allora anche tutto il "pre-qualcosa" non è mai esistito. Posso, cosa posso? Posso mescolare le carte, quelle solo mie, che segnano quale parte di me è in perdita sull’altra. Di solito non mi interrogo sulle ragioni poste dagli altri, mi interessa più capire ciò che ha condotto quei perché nella mia testa. Ne ho studiato ogni centimetro e spessore. Io le mie elucubrazioni mentali le conosco bene, mi ci sono interrogata così a lungo da riuscire a comprendere ormai il movimento, ogni giro in cui la mia vita si accartoccia. È disorientante, sì, scorgere all’improvviso dettagli sempre fissi sui tuoi occhi. Non mi ero accorta di tutta questa bile, della pochezza. Eppure c’era. Ma cosa importa? La messa a fuoco funziona ancora, solo va aggiustata la distanza.


31/12/13

La vita. Fase 3



Eri ferma. Immobile. Cercavi di capire. Di sentire.
Poi, hai camminato. Prima lentamente. La strada lì davanti non era certo un imprevisto.
Hai scelto. Nel logorio di un’esistenza che dissolveva quel che era stato.
Questo fino a che non hai cominciato a correre. Tutto da quel momento è sembrato essere diverso.
Perché il senso lo avevi ben capito. Hai scelto. Hai scelto di cambiare la tua vita.
Hai scelto di mandare tutto a puttane. Hai saltato, spinta e poi sospesa. Sotto il vuoto più completo.
Hai sentito l’adrenalina pompare dentro il cuore. E hai vissuto.
È bastato così poco. L’avessi saputo, l’avresti fatto prima.
Che sapore ha la libertà. Sei viva. E sei felice.

Ma sta’ attenta. Perché la terza è quella in cui tutto è stato deciso, detto, scritto, fatto.
È piacevole se sai osservare i tuoi meriti, se ti basti a te stessa, se sai godere di te.
Puoi averne cura, premura, ma dovrai ricordare cosa ti sei lasciata alle spalle per non perderne il senso. Oppure puoi restare a guardare il susseguirsi degli eventi, ma allora non sarà per sempre.
Perché è traditrice e se ti adagi ricominci da capo.


14/11/13

La campana

Su un ginocchio, poi il polpaccio, e infine il piede verso dietro.
Fai un saltello. Poggia il peso. Prima a destra e poi a sinistra.
È semplice, sta tutto lì.
Nel movimento?
No. Nel pensiero.
Tu lanci un sasso e lui ti dice dove andare. Come muoverti e fermarti.
La strada, quella in mezzo, è bella e fatta: ce l’hai davanti.
A te resta il connettere le cose.
Il pensiero e il movimento.
Ora fallo.
Lancia il sasso.
Il gioco l’hai capito.
Il sasso ha scelto una casella. Fermati, raccoglilo e ricomincia.
Tocca a te.
La strada ti è davanti.
E lo avrai fatto mille volte da bambina. Tornavi ad occhi chiusi e ci provavi ogni volta.
Su un ginocchio, poi il polpaccio, e infine il piede verso dietro.
Metti in modo tutto quanto e salta verso la campana.
 

24/09/13

Money...damn!






Soldi soldi soldi. 
Tutto gira attorno ai soldi. Si lavora per i soldi. Si vive per i soldi. 
Ma perché? I nostri tanto amati avi non avrebbero potuto scegliere una forma di pagamento diversa? 
Nel senso, i soldi hanno un valore monetizzato, certo, dai movimenti dei flussi finanziari, dalle borse, dai mercati, e tutta quella bella roba; 
valute a parte, però, il vero peso dei soldi è determinato dall’incredibile importanza che noi stessi gli attribuiamo. 
Pensate ad un mondo diverso, a quanto sarebbe diverso. 
Ed esempio, se fossero le noccioline a determinare l’ how much del ventunesimo secolo? 
Le sigarette costerebbero 4 noccioline circa, poco meno di due un pacco di caramelle, per non parlare della funzionalità del mezzo, che all’occorrenza potrebbe sfamare letteralmente chi oggi, per via dei soldi, soffre la fame. 
Ma quanto sono sopravvalutati i soldi? Mammasantissima, troppo. 
La gente pensa, si arrovella il cervello (e le budella) per cercare di farne tanti. 
Si lavora e si fanno dieci, cento, mille cose pur di riuscire ad averne in tasca. 
Perché, diciamolo, senza soldi oggi come oggi per la maggior parte del mondo là fuori non sei nessuno. 
Con i soldi anche i rapporti sono cambiati. Già. Anche quelli possono essere monetizzati. 
Potrai essere la persona migliore del mondo, buona cara e fina, ma se rappresenti una minaccia per la saccoccia di chicchessia, stai certo che incorrerai in grossi problemi. 
Viceversa, esistono i “bravi per interesse”, arrampicatori sociali della peggior specie. 
E tutto per quattro fogli di carta filigranata a cui abbiamo impresso dei numeri. 
Ma che te ne fai dei soldi se poi sei piccolo piccolo, se sei infelice? 
Con l’avidità si rischia di diventare aridi dentro, la morte civile. 
Dio, ma guadatevi gente. Sembrate tutti dei robot. 
Vi piace quello che fate? 
No? 
Bene, allora prendete e mandate tutto all’aria
In fondo se siamo qui, su questa terra, è per questo, per vivercela tutta. 
Allora take it easy e buona vita a tutti.    



18/09/13

Body language



 
La comunicazione non verbale, ampiamente utilizzata nel marketing strategico del settore commerciale, è divenuta il fondamento delle tecniche di vendita. Tralasciandone importanza e ruolo nella piramide capitalista, tentiamone una definizione, personalissima.

Le persone parlano, interagiscono, si relazionano e mentre lo fanno mentono, dissimulano. Ciò che si dice ha valore nella misura in cui viene percepito dall’ altro come tale, come reale, perché supportato da una gestualità coerente, di conferma. Il fatto è che nella maggior parte dei casi questo non avviene. Pare, infatti, che certe contraddizioni fra il verbale (ciò che si dice) e il non verbale (la gestualità) vengano recepite dall’ interlocutore, al punto da comprometterne la relazione con l’ altro. Voglio dire, messa così la comunicazione non verbale ci dice della “bella gente” quanto bella non è. Se, per esempio, qualcuno mentre vi parla mantiene le braccia incrociate ad altezza petto, sappiate che per qualche ragione che non vi è dato sapere quel qualcuno non intende in alcun modo accogliervi nel suo spazio. Viceversa se nell’ascoltarvi una persona si inclina verso di voi, avvicinandosi col corpo, è alla ricerca di una più consistente prossimità con la vostra persona. E chi non conosce il detto del naso, il cui tocco fortuito tradisce in caso di menzogna? 

Sono cose che, in tutta onestà, ho sempre reputato un po’ scontate. Eppure nel settore finanziario sono ampiamente sopravvalutate. In una vita precedente, che ho quasi rimosso, ho avuto modo di constatare come certi “aspiranti” magnati dell’alta finanza intendessero la comunicazione non verbale. Cioè, parliamone. In certi settori il corpo viene studiato per “utilizzare” i segnali che trasmette a fini “estorsivi”, per convincere ad aprire un nuovo conto in banca o per firmare un contratto discutibile. Ora, volendo dare certe teorie per buone - quantomeno per non mandare in tilt tutti gli psicologi della comunicazione del pianeta, oltre che gli innumerevoli sedicenti guru del marketing - si ammette la possibilità che la specie umana sia fatta di gente mediocre (quei poveri plebei che disconoscono teorie astruse) e persone dotate di particolari conoscenze attraverso le quali poter manipolare il mondo intero. 

Ecco. Che la specie umana non brillasse, in toto, per perspicacia lo si sapeva; ma che esistesse addirittura una sorta di “superpotere cognitivo” in grado di porre un pinco pallo in posizione di superiorità rispetto ad altri sarebbe, forse per qualcuno, una novità. Per la serie “dimmi quanto ti si gonfia il petto e ti dirò quanto pavone sei”. 

E che posso dire? 
Cari dei dell’olimpo, 
sappiate che da “grandi poteri derivano grandi responsabilità”...



26/08/13

(Dis)connessioni





Un mese fa, mi dice blogger.
E quante cose succedono in un mese?
Di quante voglio dire? Forse di nessuna. Non sono fatta per le confessioni, non per quelle che pretendono di andare troppo giù. Allora parliamo della superficie, parliamo di dove ci va di andare stasera, di quel che va e non va di fare; ma non chiedetemi altro. Perché in quel caso sarò la persona più sfuggente dell’universo, dimostrerò abilità di fuga degne di pochi, e vi porterò ad ogni festa nel raggio di cento chilometri a fare bagordi notturni. Ma, vi prego, non chiedetemi di me. Volete sapere come sto? Bene, grazie e voi? Fermiamoci ai convenevoli, il mondo va troppo veloce per soffermarsi sulle rotondità di ciascuno di noi, di quelle che ciclicamente incontri di nuovo, per il grande classico “A volte ritornano”, con furore e con amore o con un’immensa capacità autolesionista e distruttiva. Radi al suolo per ricominciare. Quante volte ancora? Massì, che importa? Che ti importa degli altri? Sei sempre tu che scegli, perché è a te stesso che ad un certo punto (o in più punti) dovrai dare delle spiegazioni. Che volete che vi dica? Sì, fa proprio caldo, il mare è bello, la musica è alta, così alta che ti impedisce di pensare, di sentire oltre te. E lasciamoci trasportare dall’egoismo un po’ superficiale del sole che muore oltre le sei, ché non c’è tempo per pensare a domani, non oggi, non mentre il sole tramonta. Andiamo ad oltranza. Fino a quando? Finché ce n’è, finché si può. Ma quanto c’è di tuo dentro te? Non oggi, non è il momento giusto. E quant’è bello il mare che già sa di settembre? Molto, ma non c’è tempo per restare a guardare, che fa venire voglia di guardarti la vita. E vado di fretta. Allora, ciao, ci vediamo domani, o tra un giorno, o un mese, o un anno. Ho una vita da vivere. Non chiedetemi perché.


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