26/08/14

I sogni son desideri




Sogni di bambina. Tanto spesso nemmeno li ricordi. Poi capita di sentire un odore, scorgere altrove un piccolo particolare e ogni cosa torna al suo posto. Quella sensazione io non la provo da tempo, quella che ti dice chi sei e dove andrai. Forse perché certi sogni li ho messi sul muto: girano in loop dinnanzi a chissà quale platea senza suono, lasciandomi nell’illusione di vivere la vita per come l’avevo immaginata da bambina. In realtà non credo di esser cresciuta, come tanti, nella speranza un giorno di riuscire a diventare qualcosa o qualcuno. Tutt’oggi non sono attratta dai sogni di gloria, dalla fama e dal potere. Non avevo, anche a detta dei familiari, un futuro in testa da bambina. Avevo degli ideali, certo. E su quelli ho camminato. Ma, Dio, quanto mi farebbe comodo oggi riscoprire quei sogni belli e turgidi che ti dicono chi sei e dove andrai.

18/06/14

Il bozzolo



Stati d’animo che si affollano. Paura, insicurezza, lealtà, affetto. Un mix velenoso e nocivo di cui la mente si nutre, proprio quando avresti maggior bisogno di lei. La razionalità, poi, non ne parliamo. Che fine ha fatto la mia? Sono così poco lucida da non capire più chi sono, cosa provo. Eppure fino a ieri lo sapevo bene. I dubbi hanno avuto la meglio. E la mia notte ha portato scompiglio. "Ilaria, Ilaria: andrà bene", me lo ripeto allo sfinimento. La verità vera è che ciò che sento mi dice tutto il contrario. È un salto nel vuoto, non ho reti: se cado mi faccio male sul serio. Quel salto però prima o poi dovrò farlo, da sola e senza reti. Perché è così che si impara la vita. Certo, il tepore del mio bozzolo è bello, caldo, confortante e infinitamente avvolgente. Saperlo non mi aiuta, anzi quasi mi invita a non provarci nemmeno. Ma devo poter dare una misura a me stessa. E allora vado, ci provo. O forse no. Non lo so.

12/05/14

Confessioni motivazionali

Ho perso il lavoro. In questi casi è così che si dice. Non la facciamo tragica, non lo è in fondo. Di lavori ne avevo due. Per vivere continuo a scrivere, solo con minore libertà. E, se ci pensiamo bene, al mondo c’è di peggio: c’è gente che neppure sa cosa vuole fare per campare. Io faccio parte di un’altra categoria del precariato, sempre malpagata ma appagante. Sì, perché a me il mio lavoro - seppure “smarrito” - piace. Fino a qualche tempo fa neppure avevo idea di quale fosse il mio destino. Lavoravo, guadagnavo, senza nemmeno un briciolo di entusiasmo. Questo finché, qualcuno lo sa bene, non ho deciso di mandare tutto all’aria e assecondarmi. Così l’anno scorso, più o meno di questi tempi, ho lasciato il precariato senza scrupoli per “dedicarmi” al precariato consapevole. E oggi mi ritrovo a casa, perché il mio debitor… ehm, volevo dire editore ha deciso di chiudere bottega. Nessuna crisi “mistica”, un lavoro (in testa) c’è e in quel senso continuerò ad insistere. Perciò no, non mi pento di aver fatto delle scelte e non ho intenzione alcuna di stare ferma a piangermi addosso. Ma, dato che il mio cinismo sta cagando fuori dal vasino, confesso di aver perso - oltre al tanto amato co.co.co. - la “connessione” con la mia parte più profonda, che continua a chiedermi spiegazioni. Io la lezione penso di averla fatta mia, mi dice di credere, di crederci sempre, specie quando tutto il resto sembra aspettarsi un tuo cedimento. Pertanto, lei e il mondo intero dovranno farsene una ragione: nella vita mi capita spesso di inciampare, ma altrettanto spesso poi mi rialzo...

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