07/11/14


Il cielo sopra di noi era pallido. Brillava di una malinconia che sembrava chiedere attenzione. Le nostre vite, però, correvano veloci. Troppo per rendersi conto di quanto le nuvole grigie stessero muovendosi. Sotto quel pallore era tutto uno scorrere di quotidianità allo stesso modo candida, in qualche modo finta, fredda. Ci disperdevamo nei colori neutri senza rendercene conto, sino a diventare ombre sottili, mosse dall’inerzia e prive di cuore. Quell’omogeneità era così comoda, confortante da sembrare familiare. Agli occhi deboli e assopiti la superficialità non dava il senso di un corpo estraneo. Al contrario, tutto era leggero. Infinitamente. Quasi come se i colori del contesto avessero stinto le vite sparse attorno. Ma il cielo plumbeo non è mai presagio di bontà e quel che promette poi lo mantiene. Di lì a poco le cose sarebbero cambiate. I grigi e i bianchi si sarebbero presto macchiati di nero, costringendo a mettere mano sulla tavolozza. Ma né l’intuito né la coscienza suggerirono un’azione. Ignari e un po’ sbiaditi restammo per qualche tempo in quell’inganno, a contemplare punti senza luce persi all’ombra di noi stessi.

02/10/14

Reset




Allunga le mani. Tocca dove non dovrebbe. E pigia tasti che avresti voluto tenere nascosti. Così d’improvviso niente c’è più nella tua mente. Né i ricordi. Né gli insegnamenti. Tutto sembra appartenere ad una nuova dimensione. Che non è tua. E non è di certo sua. Ma le informazioni non possono essere svanite. In esse ancora c’è il tuo tempo, le ore investite, le parole stese e lezioni apprese. Dove, ti chiedi dove. E non sai darti una risposta. Perché, forse, di questi tempi nemmeno tu ti sei più tanto appartenuto. Ci stai provando. Se ci stai riuscendo, è presto per dirlo. In ogni caso stai scoprendo, grazie pure al tasto reset. Magari un giorno in mezzo al niente scorgerai di nuovo il tuo bagaglio o forse, meglio, volgerai lo sguardo indietro, al punto di partenza, per ritrovare tutto: vecchio e nuovo. Pochi attimi soltanto. Non indugiare oltre. Vai. Vai alla vita. 

03/09/14

Esteri.


L'ho sentito dire a qualcuno.
Poi l'ho letto tra le pieghe di un giornale.
In più l'ho visto sul finire della vita.
E da allora non faccio che pensarci.

«Io voglio andare dove succedono le cose».



E' quello che voglio anch'io.

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