09/09/16

Attraversamenti




E' lungo e stretto, ma soprattutto è buio. Tutt'attorno non si vedono né pareti né confini, solo il solco profondo di un qualcosa che deve essere attraversato. Il bagliore forse c'è, oltre uno spazio che rimane all'occhio indefinito, o forse è solo un'illusione di ciò che non esiste in questo tempo e non esisterà mai. Gli occhi compiono uno sforzo fuori misura, nel tentativo vano di comprendere lo scenario nel quale ci si trova. Ma, nel buio pesto, non si può fare altro che avanzare, lentamente, poco a poco, in modo inesorabile. E non c'è il tempo di fermarsi a chiedersi se sia giusto o sbagliato, perché procedere, avanzare, attraversare il buio pesto è l'unico mezzo di cui si dispone per poter ritrovare la luce. 

Col ventre piatto e il torace pure ogni passo è prosecuzione e fine di quello successivo, una danza imparata a colpi di vita che in modo quasi naturale e meccanico sospinge oltre pezzi di senza luce. E, ad un certo punto, tu ti aspetti di arrivare ad un parziale inizio, dinnanzi ad una porta che potrai scegliere anche stavolta se mantenere chiusa o aprire, per lasciare che la notte e il giorno si fondano in un qualcosa di diverso insieme. Oltre quella soglia, nulla sarà più come prima, già lo sai, ma anche questa è vita. E va bene così, deve essere così.

28/02/16

Lesson no. 1





Ogni giorno è una scoperta. Non del tutto inedita, né completamente nuova. Ma comunque intima, mia. Perché mie sono le "cose" che riaffiorano. Sono gli insegnamenti, i pensieri. Sono le intuizioni che mi sono sempre appartenute in tutto questo tempo in cui credevo di averle perse. E invece si erano solo nascoste, in attesa che mi decidessi finalmente a tirarle fuori di nuovo. Quel momento pare essere arrivato. Io non so se e quanto durerà, ma so che cosa mi lascia addosso adesso. In ogni piccola scoperta infatti ci trovo sentimenti ed emozioni, pugni sullo stomaco, botte di vita ed euforia, che galvanizzano i pensieri battuti a ritmo sulla tastiera. Se mi guardo indietro, vedo tanta ingenuità e insicurezza. Mi ha destabilizzato perdere quel centro. Ma il centro, nella mia vita, devo essere io. E devo ricordarlo, se e quando questo momento finirà.

22/10/15

Le ceneri non sono tutte uguali



Uno a uno osservo i miei abiti migliori. Di qualcuno mi sembra di avvertirne il profumo, l'odore di un momento. Io me li ricordo tutti, mi ricordo delle occasioni importanti in cui ho deciso di infilarmi nell'uno o nell'altro vestito. Le più formali, recitate come fossero la scena di un copione. Le obbligate e un po' subite sui toni dal grigio al nero. Le indelebili mai passate, rimaste ancora vive in qualche posto dentro. I ricordi, con indosso i miei abiti migliori, li ho tutti lì, accatastati in attesa di una postazione. Quattro armadi, nel trambusto, sono rimasti vuoti. Aspettano anche loro che sappia trovargli ciò che ci va dentro. "E' strano", mi dico. Ma poi ci ripenso: lo faccio sempre, tutte le volte che ho bisogno di chiarire chi sono a me stessa. Oggi devo ricordarmi chi ero in quell'occasione con quel vestito. Questo mi ha portata qui, davanti al computer, a scrivere. Io lo vedo come un segno. E' segno che non tutto ciò che sono adesso deve essere cambiato. Non questo aspetto. Magari va ancora meglio incanalato, ma non distrutto. Le ceneri non sono tutte uguali e nella vita spesso ce n'è qualcuna che merita di essere raccolta. Dentro di me non c'è più nessun fuoco che divampa. Perciò credo che ne raccoglierò gli scarti, decidendo cosa buttare e cosa no.

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